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IL COUNSELING MOTIVAZIONALE CON GLI ADOLESCENTI di Antonio Bimbo

Introduzione.

L’efficacia del Counseling Motivazionale con gli adolescenti si spiega nelle caratteristiche del suo metodo che usa l’ascolto, la riflessività, l’empatia, le domande aperte, lavora sull’ambivalenza, la frattura interiore, l’autoefficacia, evita le dispute e i consigli dell’esperto. Nei nostri interventi abbiamo incontrato anche ragazzi particolarmente silenziosi o distratti. In questi casi le domande aperte non sono sempre sufficienti per avviare il dialogo. Il Counseling Motivazionale, con l’utilizzo dell’ascolto riflessivo, è di particolare aiuto anche per i ragazzi meno loquaci. Naturalmente gli insegnanti, gli animatori o i genitori devono essere preparati a facilitare la relazione con gli adolescenti.

Vediamo qualche esempio, puntando il focus sulla relazione genitori – figli adolescenti.

Stili relazionali che
aumentano le incomprensioni
e i conflitti

Perché il counseling motivazionale può avere rilevanza rispetto alla relazione con gli adolescenti:

perché l’adolescenza è diventata (… è sempre stata …) “… un campo di battaglia

per scontri tra genitori e giovani”.

In questi rapporti ci sono stili di relazione

  • che inaspriscono le relazioni, favoriscono l’ergersi di resistenze e difese, e come risultato, diminuiscono la tendenza all’ascolto, al considerare quanto l’altro dice

e altri stili

  • che facilitano le relazioni, diminuiscono l’espressione di difese e resistenze e in definitiva favoriscono movimenti verso l’elaborazione


Vediamo la tabella 1: Stili relazionali che aumentano le incomprensioni e i conflitti.


Ora, consideriamo la tabella 2: Stili relazionali che tendono ad aumentare la motivazione a cambiare.




Sul riconoscimento dell’area problematica possono generarsi forti divergenze tra il giovane e la famiglia, ad esempio:

Il nostro problema è che tu non dai mai retta”

Il mio problema è che voi non mi aiutate”

Ognuno dei protagonisti di questo rapporto polarizzato e simmetrico tende a vedere come proprio il problema che in realtà è dell’altro, ignorando o trascurando il proprio versante.

E’ palese che il problema potrebbe essere affrontato assai più efficacemente ribaltandone i termini, come nel box 3.




Problema dell’adolescente contestato


Problema della famiglia


Il ricorso a comportamenti a rischio


La relazione col ragazzo che ricorre a comportamenti a rischio


Chiamiamo PROFILO MOTIVAZIONALE

La consistenza dei tre fattori:

  • disponibilità al cambiamento

vale a dire, a progredire lungo il ciclo degli stadi del cambiamento: riconoscere il problema, impegnarsi ad affrontarlo;


  • frattura interiore

che rappresenta l’importanza attribuita al cambiamento e la preoccupazione per lo stato attuale;


  • autoefficacia

che riflette la fiducia nella propria capacità di conseguire l’obiettivo.


Per quanto riguarda il giovane, si valuta il “profilo motivazionale” dell’area problematica:

Un determinato comportamento.


Box 4.


Per la famiglia, l’area d’interesse di cui esplorare il “profilo motivazionale” è:

POSSIBILITÀ DI AIUTARE IL GIOVANE”

Tabella 5.

Il counseling motivazionale si rapporta a queste situazioni secondo il suo stile di relazione:

  • Esprimere empatia

  • Cogliere il profilo motivazionale e agire di conseguenza

  • Evitare lo scontro sulle resistenze

  • Favorire l’espressione dei problemi e delle opinioni

  • Fornire feedback non colpevolizzante sulla situazione

  • Non puntare a istruire o a rieducare

  • Sostenere l’autoefficacia, non spingere a “toccare il fondo”

  • Evitare atteggiamenti giudicanti, inquisitori, interpretativi

  • Evitare consigli prematuri/autoritari

  • Fare domande in forma aperta

  • Ricorrere prevalentemente all’ascolto riflessivo come modalità interattiva

  • Proporre opzioni aperte piuttosto che strade obbligate

  • Non esistono genitori perfetti, l’ossessione di volerlo essere crea più problemi che benefici, impariamo a credere anche in una certa dose di fortuna.


In letteratura esistono numerose indicazioni secondo cui il Counseling Motivazionale è particolarmente accettato dai giovani in quanto

  • non è confrontazionale

  • tende a far emergere gli obiettivi dal giovane piuttosto che imporre quelli dell’adulto.

McCambridge e Strang hanno studiato il CM in un gruppo di adolescenti, per valutarne l’effetto sul consumo di più droghe, in particolare tabacco, alcool, cannabis.

(Addiction, 2004, 99, 39-52)

Tale studio ha assegnato con procedure randomizzate (cluster randomized trial) 200 giovani tra i 16 e i 20 anni, o ad una sessione di un’ora di CM (N=105) o ad una sessione educazionale (N=95).

Tabella 6: RISULTATI

COUNSELING MOTIVAZIONALE

INTERVENTO EDUCAZIONALE

SIGARETTE

(sigarette per settimana)

  • 21 %

da 31,9 a 25,2

+ 12 %

da 35.0 a 39.4

ALCOOL

(unità per settimana)

  • 39 %

da 12,7 a 7,7

+ 12 %

da 12,7 a 14,2

CANNABIS

(episodi di uso per settimana)

  • 66 %

da 15,7 a 5,4

+ 27 %

da 13,3 a 16,9

(McCambridge e Strang, Addiction, 2004)


Un nostro gruppo ha pubblicato dati sul fumo di tabacco e sull’uso di alcol in un disegno simile al precedente, con risultati analoghi di diminuzione del fumo e degli alcolici1.

Il Family Check-Up (FCU) è un intervento breve centrato sulla famiglia condotto per favorire e controllare lo stile e l’intensità con cui le famiglie seguono i loro figli durante l’adolescenza. Mentre i genitori seguiti con procedure centrate sul CM seguivano i loro figli intensamente fino ai 17-19 anni, le altre non persistevano nell’azione di monitoraggio fino a quell’età. Questa differenza si associava ad un minor impatto dei problemi droga correlati dei loro ragazzi. (Dishion e coll 2002).


Antonio Bimbo,

counselor e trainer del Counseling Motivazionale,

direttore Scuola Italiana di Counseling Motivazionale, sede di Ferrara

Per informazioni: www.antoniobimbo.it 

Per contatti: antoniobimbo@alice.it


1 A.Bimbo, Togliersi il fumo dagli occhi, in Itaca, n. 19/20, Roma, 2003, pp. 50-56.

Ibidem, Per Bacco, nati due volte, Ricerca sui vissuti legati al consumo di alcol negli studenti, in Sestante, n. 24, Cesena, 2005, pp. 24-27.

G. P. Guelfi, M. Scaglia, V. Spiller, Elementi di valutazione della motivazione, in “La diagnosi nei disturbi da uso di sostanze”, Franco Angeli, MI, 2001, pp. 267-280.



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